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Periodico a cura del PD di Paciano

24 gennaio 2009
27 gennaio

Martedì 27 gennaio 2009

in occasione del

Giorno della Memoria

il PD di Paciano organizza la proiezione del film

“Il Pianista”

di Roman Polanski

Ore 21.00

Centro di Documentazione sul Paesaggio

Piazza della Repubblica

Paciano


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3 gennaio 2009
Autunno
 Spesso l’autunno è stagione di fermenti politici, fino a qualche mese fa però si sarebbe pronosticato un autunno piatto in Italia: il governo Berlusconi macinava annunci, decreti e consenso (non euforico, ma passivo), l’opposizione era ancora stordita dalla batosta elettorale, il paese sembrava allineato al pensiero unico, incapace di senso critico, disposto a subire qualsiasi atto.

Nell’arco di poche settimane la situazione è cambiata.

Evidentemente l’Italia, nonostante tutto, possiede degli anticorpi. Anticorpi che entrano in funzione ogni volta in luoghi e momenti differenti. Forse anche per questo, perché poco prevedibili, risultano essere efficaci.

Stavolta sono spuntati nelle scuole: a settembre tra gli insegnanti ed i genitori delle elementari, poi anche nelle scuole superiori, infine nelle università.

Tra i tanti motivi che spiegano il fenomeno della contestazione nel mondo dell’istruzione ce n’è uno che, secondo me, aiuta a decifrare la realtà italiana: il fatto che chi insegna e chi studia è abituato a leggere, ed ha letto i decreti su scuola e università, ha letto le norme della finanziaria che riguardano questi argomenti e ha capito che è in corso la destrutturazione della scuola pubblica.

Nel paese degli annunci (a cui non seguono fatti coerenti, anzi spesso contraddittori), nel paese del fumo negli occhi e degli specchietti per le allodole (come il grembiulino ed i voti che avrebbero voluto mascherare la destrutturazione della scuola pubblica), ecco in questo paese c’è chi non si ferma all’apparenza, chi non abboccare ai facili richiami tradizionalisti, ed invece acquisisce consapevolezza e trova la forza per gridare che il re è nudo.

La grande manifestazione del PD, a cui anche il circolo di Paciano ha dato il suo piccolo ma entusiasta contributo, è un altro segnale della presenza attiva ed energica dell’opposizione al Governo. Tutte le polemiche sui numeri non hanno senso: mai nessun partito, né coalizione, ha mai azzardato una manifestazione al Circo Massimo (la “piazza” più grande d’Italia) e vederla gremita dovrebbe essere più che sufficiente per comprendere la riuscita della manifestazione. 

L’autunno ha portato anche la famosa crisi. Prima crisi finanziaria, poi economica e sociale.Argomento questo che è, e sarà, al centro dell’attenzione.

Non vorrei che, concentrati sulle emergenze contingenti (recessione, disoccupazione, povertà) ci si comportasse come nei casi di calamità naturali, si pensasse che questa situazione ci sia piombata fra capo e collo per volontà divina, o per caso, o perché “il ciclo economico prevede anche periodi di crisi”.

Non è così. Il modello economico e sociale del mondo “sviluppato” è quello attuale perché l’uomo, attraverso la politica, lo ha scelto. E se il sistema finanziario, che era nato come sostegno per quello economico, è diventato prima padrone dell’economia reale, e poi causa della sua crisi, anche questo è accaduto perché ci sono state scelte politiche profondamente sbagliate. Scelte politiche che partivano essenzialmente da due assunti: 1. la crescita economica (il famoso PIL) è l’obiettivo principale da raggiungere, e quindi l’arricchimento a tutti i costi va sostenuto; 2. le regole in economia e nella finanza sono solo degli intralci perché il mercato si autoregola.

Questa è la brutale sintesi del modello economico neoliberista, sposato dalla destra (americana e non solo) dell’amico George W., e dalle istituzioni internazionali economiche e finanziarie influenzata dagli USA. Insomma questa crisi non è orfana, ma ha molti padri.

Visto che siamo sull’altra sponda dell’Atlantico vorrei riportare le parole di una persona che, a proposito del tanto osannato PIL, diceva delle verità allo stesso tempo devastanti e incontestabili:

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né
la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”.
Robert Kennedy candidato alle presidenziali USA- Discorso all’università del Kansas 18/03/1968

Tre mesi dopo venne ucciso. Fosse stato eletto lui, invece di Nixon, la storia sarebbe andata in un’altra direzione.

Quarant’anni dopo gli Stati Uniti d’America hanno fatto una scelta coraggiosa. Hanno eletto Barak Hussein Obama, il primo presidente afroamericano della storia. È stata una bella pagina per la democrazia.

Ormai sapete tutto visto che se ne è parlato tanto, sapete che ora va di moda essere “Obamisti”.

In Italia ci siamo superati anche in questo perché, sig. Presidente del Consiglio, scimmiottare Obama ed allo stesso tempo indicare George W. Bush come “il più grande Presidente USA” sarebbe impensabile in un qualsiasi Paese normale.

Riccardo Bardelli


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3 gennaio 2009
Ministro Brunetta: visite mediche, tornelli e… poco altro

Uno dei tanti problemi che affliggono l’Italia dei giorni nostri è certamente rappresentato dalle carenze che si possono riscontrare nel funzionamento della Pubblica Amministrazione, che di tanto in tanto è efficiente, ma che poi troppo spesso è lenta, sprecona e talvolta inconcludente. Con questa consapevolezza, ma senza voler fare di ogni erba un fascio, queste poche righe vogliono contribuire ad alimentare un dibattito costruttivo ed al tempo stesso distante dalla demagogia populistica di una certa politica.

Lo stato della macchina pubblica italiana è sotto gli occhi di tutti. Di norma più gli Enti e le organizzazioni pubbliche sono grandi e maggiori sono le difficoltà ed i problemi che li riguardano. Di certo non aiutano le difficili contingenze economiche, ma tanti mali sono invece strutturali, consolidati e permanenti, in quanto derivanti da un modo tutto nostro e del tutto sbagliato di concepire la res pubblica. Infatti, forzando l’assunto che ciò che è pubblico è di tutti, molti di noi sono portati a credere che possono utilizzare la cosa pubblica per i soli fini personali o di parte, traendone il massimo beneficio e non curandosi degli effetti che ciò determina.
Oltre alle difficoltà oggettive cui è sottoposta la nostra Amministrazione Pubblica, sempre più spesso assistiamo poi a fenomeni degenerativi portati alla luce da inchieste giudiziarie, che non coinvolgono solo la politica (o i corruttori dei politici) ma talvolta anche le strutture dirigenziali e tecniche degli Enti interessati, al punto che ogni giorno la sfiducia della gente verso la gestione della cosa pubblica sembra diventare sempre maggiore.

Siamo sicuri però che la Pubblica Amministrazione sia solo questo? E poi, come si può tentare di migliorare la situazione?

Anzitutto occorre sempre distinguere ciò che funziona da ciò che va male, intervenendo selettivamente sulle cose che vanno migliorate e tagliando gli sprechi che non ci potevamo permettere neanche prima. Sarebbe poi utile premiare il merito di chi opera nel pubblico con dedizione e con profitto e cacciare invece coloro che non meritano di stare alle dipendenze della collettività, operando sempre e comunque con l’obiettivo di far crescere la cultura della buona amministrazione sia tra gli operatori che tra gli utenti.

Subito dopo si impone però anche una riflessione critica su quanto accaduto nell’ultimo decennio, soprattutto in relazione alle profonde modifiche apportate nel campo della gestione pubblica dalla riforma del 1997 a firma dell’ex Ministro Bassanini. Sebbene questa riforma ci abbia consentito di scongiurare la possibile paralisi operativa dei Comuni, delle Comunità Montane, delle Province e delle Regioni, il passaggio delle competenze gestionali dai politici ai funzionari ha comportato anche aspetti meno positivi. Alcuni osservatori infatti, e forse talvolta a ragion veduta, additano i cosiddetti “tecnici” come i nuovi baroni della gestione pubblica, ma anche in questo caso occorre approfondire e non limitarsi a sparare sentenze. Penso ad esempio che dal 1997 ad oggi, in un mondo che corre sempre più velocemente, la politica non ha aggiunto nessuna altra innovazione migliorativa a quella riforma. Penso poi che la stessa politica italiana in generale non abbia sempre ben vigilato e controllato l’operato dei rispettivi dipendenti incaricati delle funzioni gestionali. Troppo spesso poi non si è saputo scegliere e premiare le professionalità pur esistenti all’interno di ogni singola Amministrazione e più in generale non si è mai operato efficacemente per snellire e semplificare l’assetto complessivo della cosiddetta macchina pubblica.

Il risultato di tutto quanto sopra è ogni giorno sotto i nostri occhi. Noi cittadini ci sentiamo generalmente insoddisfatti, i tanti dipendenti pubblici onesti e responsabili si sentono mortificati e talvolta ingiustamente additati, mentre i veri fannulloni esistenti nella Pubblica Amministrazione continuano impunemente a “nascondersi” con o senza il certificato medico.

Giunti a questo punto, quindi, come giudicare le norme anti-fannulloni del Ministro Brunetta? Ad essere buoni potremmo definirle come un pannicello caldo posto sulla fronte di un malato terminale, che ha fruttato tanto in termini di popolarità al Ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, ma che nella sostanza ha lasciato inalterata la situazione preesistente. D’altronde le riforme non si fanno con gli spot o con provvedimenti dettati dal populismo e dalla necessità di avere presto il consenso dei media e delle Tv, ma si fanno prima con un’analisi profonda e viscerale dei problemi e poi con una serie coordinata di norme semplici, comprensibili ed applicabili.

A proposito dell’operosità del Ministro Brunetta, richiamando anche l’articolo pubblicato qualche settimana fa dall’Espresso, viene da domandarsi se tanto attivismo sia dovuto alla buona volontà o al fatto che negli ultimi 15 anni lo stesso si sia abbondantemente sui comodi sugli scranni del Parlamento Europeo o di quello Italiano. Infatti pur volendo tralasciare il suo passato da “consulente pubblico di lungo corso”, risulta infatti che periodo predetto la sua applicazione al lavoro istituzionale sia stata del tutto insufficiente, ma se proprio da Ministro volesse recuperare ne saremmo tutti ben lieti.

Fino ad oggi però il Ministro ha combinato poco di buono; visite mediche, tornelli e altro ancora non hanno certo cambiato la sostanza dei problemi. Anzi a mio avviso ha già fatto un grave errore, poiché ha lavorato scientemente per dividere il fronte sindacale, e ciò non può mai essere considerato un merito specie in un momento di grave crisi come questo che stiamo attraversando.

Roberto Lombrici




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3 gennaio 2009
Ambiente! Una moda o un modello?
 Negli ultimi 15 anni sono state cementificate nuove aree per una estensione pari a Lazio e Umbria messe insieme: cioè una superficie di circa 27.500 kmq , equivalente all’8,5% del territorio complessivo dell’Italia che è di 301.400 kmq .

E’ un dato impressionante. Ma ancora più drammatica è la progressione del fenomeno che avanza ad un ritmo di 20 ettari l’ora: il che vuol dire che ogni 26 giorni un’area di 126 kmq , grande come il Lago Trasimeno, viene sottratta al patrimonio naturalistico e paesaggistico del nostro Paese.

Se poi si considera l’orografia della nostra Penisola dove prevalgono zone montuose, quindi poco adatte agli insediamenti urbani e industriali con annessi sistemi viari, si comprende come tale fenomeno abbia eroso principalmente territori di maggiore pregio sia dal punto di vista dello sviluppo agricolo che di quello paesaggistico: le campagne adiacenti ai centri urbani , le zone costiere e quelle collinari.

Tutto questo va aggiunto alla cementificazione pre-esistente, cioè prima degli anni novanta del secolo scorso, quando già il nostro territorio nazionale aveva sopportato una intensa urbanizzazione per via dello spopolamento delle campagne e di una altrettanto vigorosa crescita industriale. (continua)

Quanto sopra soltanto considerando il fenomeno della cementificazione nel suo aspetto fisico-quantitativo, prescindendo cioè da valutazioni di ordine qualitativo: ma ci vuole poco a capire che si è trattato in massima parte di edificazione forsennata, contrassegnata da disordine urbanistico, speculazione selvaggia, abusivismo, condoni e quant’altro.

Fa rabbrividire la constatazione che tale fenomeno è tutt’ora attivo al ritmo di 20 ettari l’ora, nonostante una dichiarata maggiore attenzione all’ambiente per mezzo di nuovi piani regolatori, di studi di impatto ambientale, di valutazioni paesaggistiche o di più o meno vaghe affermazioni sullo “sviluppo sostenibile”.

Infatti, a mio parere, il livello di distruzione della ricchezza , rappresentata dal bene “ambiente”, è tale che espressioni come “sviluppo sostenibile”, oggi molto in voga, appaiono come un illusorio viatico a continuare sulla stessa strada, mentre è sempre più prossimo il raggiungimento del punto di non ritorno, che avviene quando il bene “ambiente” si trasforma da risorsa in gravame, spesso insostenibile per la collettività. Sono infatti sempre più frequenti gli esempi di aree degradate a tal punto che le comunità non sono più in grado di porvi rimedio e ciò accade, in misura preoccupante, anche nel nostro Paese.

Non c’è dubbio che occorre invertire radicalmente rotta . Occorre cioè che la “difesa dell’ambiente” si trasformi da espressione priva di contenuti in un modello mentale e comportamentale per politici e amministratori.

Un nuovo modello che deve partire dalla consapevolezza che il territorio è una ricchezza in via di esaurimento e che ogni metro quadro strappato all’ambiente costituisce una distruzione permanente di ricchezza a svantaggio delle future generazioni . Non è fuori luogo il paragone con il nostro “debito pubblico”, che allegramente in passato è stato accumulato da politici incompetenti e avidi di potere e che, oggi i nostri figli e domani i nostri nipoti pagano e pagheranno , perché non ci sono e non ci saranno fondi per garantire loro una istruzione adeguata ed un futuro certo.

Inoltre, dalla consapevolezza che il diritto di proprietà è un diritto individuale mentre l’ambiente è un diritto essenziale e irrinunciabile che appartiene a tutti, si rafforza la assoluta priorità della sua salvaguardia e protezione a fronte di rivendicazioni o di appetiti personalistici.

Occorre pertanto che ogni nuova esigenza edificatoria, sia pubblica che privata, venga inquadrata come razionalizzazione dell’esistente: attraverso il riutilizzo, il recupero, l’adeguamento, la trasformazione o la rivitalizzazione dell’esistente.

Al nostro Partito si chiede una piena e convinta condivisione di questi temi al fine di tradurli in una concreta e efficace azione politica da sviluppare sia a livello nazionale che locale.

Aldo Banchetti




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3 gennaio 2009
I tagli del governo alla Scuola e all’Università e le proposte del PD

Il 10 novembre a Paciano si è svolta una iniziativa dal titolo “I tagli del governo alla Scuola e all’Università e le proposte del PD”.

La serata ha visto coinvolti oltre alla nostra Amministrazione, il Coordinatore del circolo ed alcuni componenti, i dirigenti scolastici ed insegnanti, Alba Cavicchi responsabile Scuola PD Umbria e Giacomo Chiodini Sinistra Universitaria.

La Scuola e l’Università sono state teatro di un’onda di attivismo politico che da anni non si vedeva.

Senza appoggiarsi a partiti, movimenti politici, nella più beata solitudine i lavoratori ed i fruitori della comunità scolastica si sono fatti carico di portare all’attenzione di tutti cosa cambierà con le decisione del governo.

Sono scesi in piazza e tra scioperi e proteste, da settembre ad oggi, centinaia di migliaia di giovani, si sono resi protagonisti della difesa dell’istruzione pubblica del nostro Paese.

Ma a giugno i giovani non erano diventati tutti bulli, apatici e fannulloni, desiderosi di rimanere a casa con la mamma ed il babbo?

In pochi mesi sono stati protagonisti di una metamorfosi bellissima che ha donato all’Italia nuova speranza per il futuro. Abbiamo sentito parlare (anche in tv!) giovani che chiedevano: più merito nella Scuola e nell’Università, valutazione dell’insegnamento e della ricerca, più fondi per la sicurezza e l’innovazione, più fondi alla ricerca, niente classi differenziali, metodi di giudizio efficaci e non riedizioni di docimologie nostalgiche (in breve i voti numerici da 1 a 10), voto in condotta e grembiulino.

Hanno chiesto più serietà, hanno coniato slogan che hanno messo a nudo un modo tutto italiano di trattare i problemi sempre in pronto soccorso.

Ripetere in corteo “la vostra crisi non la pagheremo noi!”, non è solo una frase da gridare, ma è la denuncia della scelta che il governo ha compiuto in un momento di crisi. Infatti, se ricordate, bisognava scegliere: salvare le banche dal disastro o no? E cioè, avvantaggiare le banche e difendere la finanza creativa a scapito di qualcos’altro?

Non si trattava di salvare i risparmi dei cittadini, ma di decidere se chi ha fatto i soldi con le speculazioni finanziarie andava avvantaggiato, a scapito di chi tutte le mattine si alza per andare all’Università e a Scuola, o ad insegnare, o a tenere in ordine le scuole, con uno stipendio di meno di 1.500€ al mese per 9 mensilità. Infatti andranno a casa con questa riforma tutti quei giovani, e meno giovani, che sono precari, e lo sono non perché sono meno capaci, ma solo perché sono arrivati dopo.

Veltroni il 25 ottobre è stato molto chiaro rispetto all’istruzione, ai giovani ed alla crisi.

Ci vuole più istruzione per i nostri giovani, più qualità nelle nostre scuole, sia nelle strutture, sia nell’insegnamento, più merito, più fiducia e spazio per chi è giovane e meno precarietà. Il PD propone che per l’Istruzione, ogni anno di governo venga stanziato il 50% in più di finanziamenti dell’anno precedente, e soprattutto, come fa anche Obama oggi, nei momenti di crisi è necessario investire nella ricerca.

Anche il 10 novembre abbiamo parlato della scandalosa situazione in cui versa la ricerca italiana, un dato su tutti, facile, facile da verificare, solo a Paciano, ci sono 3 ragazzi su neanche 1.000 abitanti che lavorano all’estero come ricercatori. È normale?

Ma anche se la loro non fosse stata una scelta obbligata, quanti altri non hanno potuto seguire le proprie ambizioni ed esprimere le proprie capacità e competenze perché in Italia e in Umbria non c’è opportunità?

Se guardiamo alla differenza di genere, quante ragazze avranno messo da parte la carriera della ricerca perché la scelta di allontanarsi dalla famiglia per una donna è più sacrificante che per un uomo?

“Berlusconi ricordati se hai i capelli è merito della ricerca” tra i più bei slogan dalla protesta

Cinzia Marchesini.




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3 gennaio 2009
I ragazzi di Paciano intervistano il Sindaco

Cosa manca a questo paese? Noi giovani che ruolo abbiamo in questa comunità? Il futuro è o non è nelle nostre mani? Allora perché questo è assiduamente limitato da "realtà polverose", che tengono spesso e volentieri ad essere protagoniste, in ogni occasione? Sono queste le domande che noi ragazzi ci poniamo,gli stessi ragazzi definiti da chi si sofferma solo all'apparenza "svogliati", e che non hanno più eroi o fantasmi in cui credere. Non sentendoci tirati in causa da certe accuse, consapevoli delle nostre capacità,abbiamo voluto rivolgere tali questioni al sindaco Franco Fratoni,il quale in veste di sindaco rappresenta la realtà, seppure piccola,della nostra società.

Cosa ne pensa di questo suo mandato?

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i cittadini. Io ritengo che questo mandato abbia arricchito il mio bagaglio di esperienze, anche se nel passato ho partecipato alla vita amministrativa come consigliere e componente della Giunta. Ritengo comunque che i tempi siano molto cambiati, aimè in peggio. Da anni ormai la sofferenza dei comuni a causa dei tagli ai trasferimenti dello Stato ed il continuo aumento delle competenze mette a dura prova le capacità degli amministratori.

Cosa ne pensa dei giovani e della comunità?

Io penso che vada fatto uno sforzo comune, i giovani dovrebbero meglio esternare, con più chiarezza e decisione quali sono le esigenze che hanno, quali aspettative, da parte dell'Amministrazione, Associazioni, che nel nostro fortunato caso sono molte, essere attenti ai messaggi, ai segnali ed alle proposte elaborate. Penso che la sinergia fra queste parti della comunità possa sviluppare fatti ed atti positivi, integrando esigenze ed esperienze per una crescita culturale positiva reciproca.

Cosa sarebbe giusto fare per migliorare il Paese?

Si potrebbero fare tante cose, ma in molti casi mancano le risorse, ciononostante penso che nel tempo molte cose le abbiamo fatte. Quello che secondo me è più urgente a breve è: il completamento dell'arredo urbano, il completamento dell'area parcheggi, anche nel centro storico, la sistemazione a passeggiata dell'area "dietro Paciano", oltre ad intervenire con miglioramenti nelle frazioni, in particolare nell'area Mazzarelli; altro capitolo va aperto per gli adeguamenti necessari al polo scolastico.

È importante sollecitare il recupero dei pochi edifici all'interno del Centro storico ancora non ristrutturati e tra l'altro in uno stato conservativo precario. Inoltre è importante continuare la politica di promozione e valorizzazione del patrimonio socio-culturale ed ambientale del nostro borgo: sviluppando il turismo che è la fonte maggiore della nostra economia locale.

Cosa si potrebbe fare per attrarre verso la partecipazione attiva noi giovani?

Come dicevo prima forse è necessario trovare dei momenti di confronto, nei quali poter dialogare e mettere a confronto le nostre opinioni su qualsiasi tema, per capire quali sono le vostre aspettative e come poterle condividere. D'altronde Paciano è quello che noi tutti conosciamo, offre ciò che ognuno di noi riesce a creare.

È vero che i giovani sono il futuro, ma allora perché cercano di togliercelo?

I giovani sono e devono essere al centro dell'attenzione, il futuro non può che essere il vostro, reagite, imponetevi, proponetevi e nessuno ve lo toglierà.

Ringraziamo il sindaco perché crede in noi, e perche vede le nostre reali qualità e vogliamo che sappia che noi ragazzi siamo pronti a reagire, ad imporci e a proporci, per il nostro futuro.

I ragazzi di Paciano




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3 gennaio 2009
Politiche Regionali: centri storici
 Lo statuto della Regione Umbria, enuncia tra i propri principi programmatici quello della valorizzazione e fruibilità del patrimonio storico, culturale, archeologico, artistico e paesaggistico. Attribuendo a questi due principi un valore esteso, essi non possono che riguardare i centri storici, che di questi beni costituiscono i luoghi di elezione ed i principali contenitori.

I centri storici dell’Umbria, con la loro bellezza socio-culturale, rappresentano un punto di eccellenza e segno distintivo della nostra regione in Italia e nel mondo.

Essi costituiscono la stratificazione della storia e della vita delle nostra popolazioni, pertanto sono un bene collettivo da trasmettere alle generazioni future. Nel corso degli anni tuttavia i centri storici hanno progressivamente perduto gran parte del loro originario ruolo di cuore pulsante delle città e ciò è dovuto a molteplici fattori, dal calo dei residenti ai parcheggi, dal costo degli affitti e degli immobili, che di fatto, provocano l’espulsione dei residenti e delle attività economiche, ai fenomeni di degrado e situazioni di insicurezza, fino ad arrivare a strategie di sviluppo delle città che troppo spesso sono state incentrate su polarizzazioni esterne di funzionari o servizi di forte attrazione. I temi e le problematiche che contribuiscono al mantenimento o al recupero della vitalità nei centri storici sono molti e sempre più di natura trasversale (l’architettura degli edifici, spazi aperti, le infrastrutture, l’arredo urbano, i trasporti pubblici, la residenza, l’accessibilità, il turismo, la qualità ambientale, il commercio, la sicurezza …..), tutti egualmente importanti perché tutti insieme contribuiscono a creare quell’ “effetto città” che molta importanza ha sul grado di attrattività del centro storico.

Se vogliamo valorizzare questa “risorsa” e scongiurare il pericolo di declino dei centri storici, dobbiamo pensare, nell’ambito dell’evoluzione complessiva della città, a progetti e strategie più ampie di riqualificazione territoriale che interessino tutte queste variabili che ne condizionano la vita, in una logica di sostenibilità e attraverso forme di cooperazione avanzate (pubblico-privato), Le politiche per le attività economiche, la cultura, i servizi nei centri storici devono fondarsi sulla consapevolezza della necessità di garantire, o meglio ricostruire, un equilibrio molto delicato, difficile da conservare o sviluppare, che spesso infatti, è andato perduto o si sta perdendo. Per questo le politiche per incrementare la residenza, quelle per sviluppare le attività commerciali, artigianali di servizi alle persone legate alla residenza e quelle volte alla promozione delle attività culturali e turistiche non possono che essere strettamente connesse e reciprocamente compatibili e sostenibili.

Il tema della sostenibilità è ormai ineludibile e c’è l’interesse di tutti a vivere in un contesto che abbia una sua identità, una vivacità culturale e un suo ruolo di aggregazione sociale. I centri storici rappresentano un punto di eccellenza particolare dell’offerta turistica e commerciale che va adeguatamente valorizzata in una logica di integrazione col territorio.

Una distribuzione di qualità, diffusa sul territorio, diventa un tutt’uno con la città storica, con i suoi abitanti, i frequentatori, i turisti. Il turista oggi è sempre più interessato a conoscere ed apprezzare tutte le caratteristiche di un luogo e dei suoi abitanti, la cultura, le tradizioni, il modo di vivere; vuole immergersi nelle atmosfere e nelle realtà di una città, come di un borgo, di un castello o di una dimora storica. Dobbiamo pertanto cercare di avere una “offerta complessiva” e “servizi” di qualità e fatta conoscere con adeguate azioni di promozione, anche attraverso un approccio di marketing urbano che è sempre più marketing territoriale.

Si va rafforzando e consolidando un approccio ai centri storici di tipo integrato e quindi non più solo urbanistico architettonico, o solo commerciale. E’ ormai ampiamente diffuso, il concetto di centro storico come centro commerciale naturale, cioè di contenitore commerciale privilegiato, proprio perché è parte integrante di questo ambiente e di questo contesto irripetibile, rappresenta un altro fattore di competitività. Ma affinchè il centro storico possa divenire effettivamente un centro commerciale naturale, poter rimanere attrattivo o aumentare la propria attrattività anche rispetto ai centri commerciali integrati e ai parchi commerciali, c’ bisogno di un livello di integrazione e organizzazione molto accentuato, puntando sia sulle variabili che non dipendono che non dipendono dall’imprenditore ma dal contesto ambientale, (come la riqualificazione territoriale, dei servizi, dell’accessibilità, dei parcheggi, delle infrastrutture, i rapporti con le altre attività economiche e di servizio, lo sviluppo del turismo culturale e la valorizzazione del ruolo sociale delle città), sia una gestione coordinata tra tutti gli attori che nel centro storico hanno un ruolo. L’obiettivo è quello di far funzionare i “centri commerciali naturali” come veri e propri “centri commerciali integrati” con gli stessi fattori di sviluppo e attrattività sia negli assetti di marketing che in quelli infrastrutturali, ma con in più un valore aggiunto irripetibile di un contesto che sono i “centri-storici” con la loro bellezza e la loro ricchezza culturale e sociale che tutto il mondo ci invidia e difficile “da clonare”.

La fase di transizione da una concezione monumentalistica, e pertanto rigidamente conservativa del centro storico, ad una consapevolezza del valore dello stesso quale vero e proprio bene economico trova ancora qualche difficoltà nei passaggi dalla tutela alla valorizzazione, dalla difesa alla conservazione attiva.

Il disegno di legge approvato dalla regione Umbria ha il merito di aver affrontato questa sfida offrendo una apertura alla programmazione integrata di area urbana modificando la legge regionale 13/1997 relativa ai programmi urbani complessi PUC) e lì’uso del “programma urbanistico” previsto dalla legge regionale 11/2005 in materia di urbanistica. La norma approvata mette a disposizione semplificazioni amministrative e incentivi urbanistici per gli operatori economici finalizzati a ricostruire i loro margini di convenienza ed insediarsi e operare nel centro storico, ma al contempo, elegge a protagoniste del processo di riqualificazione le amministrazioni comunali. I nuovi strumenti indicati dalla nuova legge consentono al comune di attivare la partecipazione degli operatori e dei residenti, di sollecitare e organizzare il concorso dei privati alle iniziative economiche, di programmare gli interventi di riqualificazione, gli investimenti e le risorse finanziarie. Nella titolarità comunale di questo strumento è implicitamente riconosciuta alla pubblica amministrazione la responsabilità di condurre il contro storico ad assumere un ruolo territoriale competitivo in termini di offerta di servizi, rispetto ad altri poli di attrazione, creando le condizioni per un processo continuo e autonomo di riqualificazione.

Al comune il ruolo di condurre e promuovere i processi di rivitalizzazione economica e sociale, insieme a quelli di riqualificazione edilizia, infrastrutturale e urbana utilizzando il nuovo strumento del Quadro strategico di valorizzazione del centro storico. Inoltre con le Aree di Riqualificazione Prioritaria inserite nei Q.S.V., i Comuni delimitano le aree di maggior degrado e sviluppano si di esse, una progettazione coordinata tra interventi di recupero e sistemazione degli spazi pubblici e infrastrutture, secondo una esperienza regionale consolidata. A fronte di questo impegno pubblico/privato la legge assicura ai soggetti attuatori un incentivo economico, consistente in una cubatura premiale, rapportata al costo degli interventi, realizzabile in aree esterne al centro storico. Il coinvolgimento dei soggetti privati nel quadro strategico è attuato attraverso forme di accordi o protocolli di intesa con l’amministrazione comunale, anche con valore contrattuale. Il processo di rivitalizzazione che si intende avviare si completa con la previsione di una nutrita serie di facilitazioni dirette ai singoli operatori finalizzate al reinserimento di singole attività economiche commerciali e artigianali e all’adeguamento e mutamento di destinazione dei locali, abitativi e residenziali, nel rispetto delle tipologie edilizie e dei caratteri tradizionali degli edifici.

Franco Tomassoni




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6 novembre 2008
Grazie Obama!




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29 ottobre 2008
Aggressione fascista alla manifestazione studentesca a Roma
Ecco la testimonianza di Curzio Maltese su quello che la stampa "accomodata" chiama scontri tra studendi di destra e di sinistra

 http://tv.repubblica.it/copertina/la-polizia-ignorava-i-violenti/25715?video



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8 ottobre 2008
25 ottobre - ROMA

Noi al Circo Massimo,
Berlusconi massimo al circo!

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sfoglia novembre