Lo statuto della Regione Umbria, enuncia tra i propri principi programmatici quello della valorizzazione e fruibilità del patrimonio storico, culturale, archeologico, artistico e paesaggistico. Attribuendo a questi due principi un valore esteso, essi non possono che riguardare i centri storici, che di questi beni costituiscono i luoghi di elezione ed i principali contenitori.
I centri storici dell’Umbria, con la loro bellezza socio-culturale, rappresentano un punto di eccellenza e segno distintivo della nostra regione in Italia e nel mondo.
Essi costituiscono la stratificazione della storia e della vita delle nostra popolazioni, pertanto sono un bene collettivo da trasmettere alle generazioni future. Nel corso degli anni tuttavia i centri storici hanno progressivamente perduto gran parte del loro originario ruolo di cuore pulsante delle città e ciò è dovuto a molteplici fattori, dal calo dei residenti ai parcheggi, dal costo degli affitti e degli immobili, che di fatto, provocano l’espulsione dei residenti e delle attività economiche, ai fenomeni di degrado e situazioni di insicurezza, fino ad arrivare a strategie di sviluppo delle città che troppo spesso sono state incentrate su polarizzazioni esterne di funzionari o servizi di forte attrazione. I temi e le problematiche che contribuiscono al mantenimento o al recupero della vitalità nei centri storici sono molti e sempre più di natura trasversale (l’architettura degli edifici, spazi aperti, le infrastrutture, l’arredo urbano, i trasporti pubblici, la residenza, l’accessibilità, il turismo, la qualità ambientale, il commercio, la sicurezza …..), tutti egualmente importanti perché tutti insieme contribuiscono a creare quell’ “effetto città” che molta importanza ha sul grado di attrattività del centro storico.
Se vogliamo valorizzare questa “risorsa” e scongiurare il pericolo di declino dei centri storici, dobbiamo pensare, nell’ambito dell’evoluzione complessiva della città, a progetti e strategie più ampie di riqualificazione territoriale che interessino tutte queste variabili che ne condizionano la vita, in una logica di sostenibilità e attraverso forme di cooperazione avanzate (pubblico-privato), Le politiche per le attività economiche, la cultura, i servizi nei centri storici devono fondarsi sulla consapevolezza della necessità di garantire, o meglio ricostruire, un equilibrio molto delicato, difficile da conservare o sviluppare, che spesso infatti, è andato perduto o si sta perdendo. Per questo le politiche per incrementare la residenza, quelle per sviluppare le attività commerciali, artigianali di servizi alle persone legate alla residenza e quelle volte alla promozione delle attività culturali e turistiche non possono che essere strettamente connesse e reciprocamente compatibili e sostenibili.
Il tema della sostenibilità è ormai ineludibile e c’è l’interesse di tutti a vivere in un contesto che abbia una sua identità, una vivacità culturale e un suo ruolo di aggregazione sociale. I centri storici rappresentano un punto di eccellenza particolare dell’offerta turistica e commerciale che va adeguatamente valorizzata in una logica di integrazione col territorio.
Una distribuzione di qualità, diffusa sul territorio, diventa un tutt’uno con la città storica, con i suoi abitanti, i frequentatori, i turisti. Il turista oggi è sempre più interessato a conoscere ed apprezzare tutte le caratteristiche di un luogo e dei suoi abitanti, la cultura, le tradizioni, il modo di vivere; vuole immergersi nelle atmosfere e nelle realtà di una città, come di un borgo, di un castello o di una dimora storica. Dobbiamo pertanto cercare di avere una “offerta complessiva” e “servizi” di qualità e fatta conoscere con adeguate azioni di promozione, anche attraverso un approccio di marketing urbano che è sempre più marketing territoriale.
Si va rafforzando e consolidando un approccio ai centri storici di tipo integrato e quindi non più solo urbanistico architettonico, o solo commerciale. E’ ormai ampiamente diffuso, il concetto di centro storico come centro commerciale naturale, cioè di contenitore commerciale privilegiato, proprio perché è parte integrante di questo ambiente e di questo contesto irripetibile, rappresenta un altro fattore di competitività. Ma affinchè il centro storico possa divenire effettivamente un centro commerciale naturale, poter rimanere attrattivo o aumentare la propria attrattività anche rispetto ai centri commerciali integrati e ai parchi commerciali, c’ bisogno di un livello di integrazione e organizzazione molto accentuato, puntando sia sulle variabili che non dipendono che non dipendono dall’imprenditore ma dal contesto ambientale, (come la riqualificazione territoriale, dei servizi, dell’accessibilità, dei parcheggi, delle infrastrutture, i rapporti con le altre attività economiche e di servizio, lo sviluppo del turismo culturale e la valorizzazione del ruolo sociale delle città), sia una gestione coordinata tra tutti gli attori che nel centro storico hanno un ruolo. L’obiettivo è quello di far funzionare i “centri commerciali naturali” come veri e propri “centri commerciali integrati” con gli stessi fattori di sviluppo e attrattività sia negli assetti di marketing che in quelli infrastrutturali, ma con in più un valore aggiunto irripetibile di un contesto che sono i “centri-storici” con la loro bellezza e la loro ricchezza culturale e sociale che tutto il mondo ci invidia e difficile “da clonare”.
La fase di transizione da una concezione monumentalistica, e pertanto rigidamente conservativa del centro storico, ad una consapevolezza del valore dello stesso quale vero e proprio bene economico trova ancora qualche difficoltà nei passaggi dalla tutela alla valorizzazione, dalla difesa alla conservazione attiva.
Il disegno di legge approvato dalla regione Umbria ha il merito di aver affrontato questa sfida offrendo una apertura alla programmazione integrata di area urbana modificando la legge regionale 13/1997 relativa ai programmi urbani complessi PUC) e lì’uso del “programma urbanistico” previsto dalla legge regionale 11/2005 in materia di urbanistica. La norma approvata mette a disposizione semplificazioni amministrative e incentivi urbanistici per gli operatori economici finalizzati a ricostruire i loro margini di convenienza ed insediarsi e operare nel centro storico, ma al contempo, elegge a protagoniste del processo di riqualificazione le amministrazioni comunali. I nuovi strumenti indicati dalla nuova legge consentono al comune di attivare la partecipazione degli operatori e dei residenti, di sollecitare e organizzare il concorso dei privati alle iniziative economiche, di programmare gli interventi di riqualificazione, gli investimenti e le risorse finanziarie. Nella titolarità comunale di questo strumento è implicitamente riconosciuta alla pubblica amministrazione la responsabilità di condurre il contro storico ad assumere un ruolo territoriale competitivo in termini di offerta di servizi, rispetto ad altri poli di attrazione, creando le condizioni per un processo continuo e autonomo di riqualificazione.
Al comune il ruolo di condurre e promuovere i processi di rivitalizzazione economica e sociale, insieme a quelli di riqualificazione edilizia, infrastrutturale e urbana utilizzando il nuovo strumento del Quadro strategico di valorizzazione del centro storico. Inoltre con le Aree di Riqualificazione Prioritaria inserite nei Q.S.V., i Comuni delimitano le aree di maggior degrado e sviluppano si di esse, una progettazione coordinata tra interventi di recupero e sistemazione degli spazi pubblici e infrastrutture, secondo una esperienza regionale consolidata. A fronte di questo impegno pubblico/privato la legge assicura ai soggetti attuatori un incentivo economico, consistente in una cubatura premiale, rapportata al costo degli interventi, realizzabile in aree esterne al centro storico. Il coinvolgimento dei soggetti privati nel quadro strategico è attuato attraverso forme di accordi o protocolli di intesa con l’amministrazione comunale, anche con valore contrattuale. Il processo di rivitalizzazione che si intende avviare si completa con la previsione di una nutrita serie di facilitazioni dirette ai singoli operatori finalizzate al reinserimento di singole attività economiche commerciali e artigianali e all’adeguamento e mutamento di destinazione dei locali, abitativi e residenziali, nel rispetto delle tipologie edilizie e dei caratteri tradizionali degli edifici.
Franco Tomassoni